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La casa è il regno degli sprechi energetici

Gianluigi Torchiani
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Quando una luce rimane accesa dall'altra parte della casa o la Tv continua a funzionare senza che nessuno la guardi, soltanto in pochi hanno la volontà di alzarsi e andare a spegnere gli interruttori.

Il problema, forse più che culturale, è di scarsa conoscenza dei costi che questo tipo di comportamenti comporta: secondo il 6° rapporto annuale sulla sicurezza in Italia 2009 elaborato da Cnpia e Censis, lo spreco energetico nel solo settore residenziale ammonta a oltre 8 miliardi di euro. In particolare, rileva l'Enea, l'energia consumata nell'edilizia residenziale per riscaldare gli ambienti e per l'acqua calda sanitaria rappresenta circa il 30% dei consumi energetici nazionali e produce circa il
25% delle emissioni nazionali di anidride carbonica. Di fatto di tutta l'energia utilizzata in una stagione per riscaldare a 20°C e condizionare a 26 ° C un edificio, una buona parte viene dispersa dalle strutture (tetto, muri, finestre) e soltanto una parte dall'impianto. Insomma, i nostri alloggi sprecano quotidianamente molta energia e le nostre bollette continuano ad aumentare. Ma anche altri nostri comuni e "modesti" consumi elettrici personali, moltiplicati per tutti gli utilizzatori nazionali, hanno un impatto rilevante sul fabbisogno energetico nazionale.

Consideriamo ad esempio gli apparecchi che dispongono della modalità stand-by (computer, decoder e quant'altro), sempre più numerosi nei paesi occidentali e molto spesso lasciati in questa funzione, generando un consumo energetico assolutamente non trascurabile: in media, per i paesi dell'OCSE, si tratta addirittura dell'1,5% del totale dell'elettricità consumata.

Secondo un'altra rilevazione svolta da Sintef nell'ambito progetto EIE-Remodece, il consumo derivate da standby per abitazione risulta essere di 244 kWh all'anno, cioè il 9,1% dei consumi elettrici europei medi nel residenziale. Oppure prendiamo in considerazione l'impatto delle batterie dei cellulari, i cui caricatori sono non di rado dimenticati attaccati alla spina anche a ricarica effettuata. Il consumo medio di un caricabatteria da rete a 220V è di circa 8 Watt. Terna ha addirittura stimato che la potenza elettrica necessaria alla nostra rete elettrica nazionale per poter ricaricare tutte le decine di milioni di telefonini nazionali sia di ben 240 Mega Watt.

In pratica una centrale elettrica termoelettrica si deve occupare soltanto di ricaricare le batterie dei nostri cellulari mentre, probabilmente, un altro impianto appena più piccolo deve lavorare per compensare i nostri sprechi e disattenzioni. Anche durante la notte l'impulso al consumo elettrico residenziale non ha fine: si stima che in Italia siano attivi circa 60 milioni di "piccoli punti luce"notturni (che probabilmente potrebbero essere quasi sempre spenti) che gravano sui consumi elettrici nazionali per un totale di circa 300 Mega Watt.

Un altro capitolo importante nei consumi energetici è ovviamente quello degli elettrodomestici: Adiconsum ha calcolato che il consumo medio di un frigorifero ad alta efficienza (A++) è pari a 593 kWh annui in meno (106,6 € l'anno) rispetto al dispendio energetico di un refrigeratore di ultima classe. Esempi molto simili possono essere fatti per tutti gli altri apparecchi elettrici di uso quotidiano, tanto che l'associazione dei consumatori stima che un uso razionale dell'energia nelle abitazioni possa portare fino a un risparmio annuo di 1181 kWh, pari a circa 192 euro.

Con interventi più radicali sulla struttura dell'abitazione i vantaggi economici possono essere molto superiori: il Censis ha stimato che un immobile di 100 mq, che al momento dell'acquisto presenti un impianto energetico tradizionale (quindi ricadente nella classificazione tradizionale E/D), adottando un impianto di classe B/A possa aumentare il suo valore di un buon 20%.