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Il peso dei trasporti nell'inquinamento globale

Gianluigi Torchiani
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Il settore dei trasporti è attualmente responsabile per il 23% delle emissioni di CO2
legate al consumo di energia. Lo evidenzia una recente analisi della Iea secondo cui, dato l'attuale trend di crescita di tutte le modalità di trasporto (soprattutto dei veicoli leggeri per il trasporto passeggeri e del settore aereo) in uno scenario di base (senza cioè grandi cambiamenti rispetto ad oggi) al 2050 la domanda di energia espressa dal settore raddoppierà rispetto ai livelli correnti e le associate emissioni di CO2 mostreranno una crescita leggermente superiore al doppio.


D'altronde i veicoli a motore rilasciano non poche componenti nell'atmosfera: secondo l'Ispra i principali sono costituiti da Vapore acqueo H2O, Azoto N, Anidride carbonica CO2, Monossido di carbonio CO, Piombo Pb, Anidride solforosa SO2, Ossidi di azoto NOx, polveri o particolato PM10; Idrocarburi incombusti HC (BTEX – Benzene, Toluene, Etilbenzene e Xileni), Ozono O3. I primi tre componenti non sono considerati inquinanti (a parte gli effetti a lungo termine sul clima
da parte della CO2), le altre sostanze sono ritenute causa di effetti nocivi.

Ovviamente la presenza nell'atmosfera di tali componenti non è dovuta esclusivamente al traffico veicolare, anche se quest'ultimo gioca un ruolo sicuramente centrale, soprattutto in ambito urbano. Difatti il ruolo principale nella prevista salita dell'inquinamento legato ai trasporti sarà giocato dall'accresciuta domanda di mobilità dei paesi emergenti, come d'altronde accaduto nei paesi occidentali nel secondo dopoguerra. In Italia (fonte Aci), infatti, la crescita economica del paese è stata accompagnata da un vertiginoso aumento negli anni del parco veicolare.

Nel decennio compreso tra il 1951 e il 1961 il numero complessivo di veicoli è aumentato di quasi cinque volte; è più che triplicato nel decennio successivo; tra il 1971 e il 1981 ha fatto un ulteriore balzo in avanti di circa il 63% e la crescita è stata quasi lineare nel decennio successivo (+ 55% circa); tra il 1991 e il 2001 questo trend ha subito un rallentamento ("solo" +17%). Ecco perché l'Italia è attualmente il primo paese europeo per numero di autovetture per abitante (EEA, 2009), con 81,5% delle quote percentuali di spostamenti legati al trasporto privato. Oltre alle quattro ruote l'altro principale imputato, come si diceva, è il trasporto aereo: secondo Greenpeace gli aerei provocano emissioni di gas a effetto serra (CO2, N2O e CH4) e gas inquinanti (NOx, CO, NMVOC e SO2), oltre al rilascio di materiale particolato PM10 e PM2.5, arsenico, cromo, rame, nichel, selenio e zinco.

Inoltre, secondo l'Intergovernmental Panel on Climate Change, l'effetto combinato delle emissioni causate dall'aviazione è di circa volte più grande della sola CO2 in quanto rilasciate a quote elevate. Per questo motivo, quando si calcola l'effettivo impatto sul clima l'approccio scientifico più comune è quello di moltiplicare le emissioni di CO2 causate dall'aviazione per tre.

Ecco perché l'aviazione civile, secondo Greenpeace, determina già oggi l'emissione a livello globale circa 600 milioni di tonnellate di CO2 all'anno. Addirittura in Europa le emissioni di CO2 dal trasporto aereo sono aumentate del 90% dal 1990 al 2005. Se il trend attuale continuasse, la crescita nelle emissioni dall'aviazione annullerebbe più di un quarto delle riduzioni richieste all'Unione Europea in base al Protocollo di Kyoto. Secondo una stima del Tyndall Centre for Climate Change, se il settore aereo in Europa continuerà a svilupparsi ai livelli attuali, nel 2050 rappresenterà il 40% delle emissioni permesse, mentre, nel peggiore degli scenari, già entro il 2040 le emissioni del solo trasporto aereo saranno pari al totale di quelle permesse in Europa.