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Italia a rischio: un cittadino su dieci è obeso

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MILANO

Una cattiva alimentazione, associata all'eccesso di cibo, allo stress e alla sedentarietà. Quanto basta per accostare l'Europa all'America, nonostante il gap ancora evidente nei numeri. Con il Vecchio continente che negli ultimi dieci anni ha visto crescere i livelli di obesità tra il 10 e il 40 per cento, a seconda dei paesi. E con l'incidenza del fenomeno che i dati più recenti attestano, in alcune nazioni, ben oltre il 20 per cento.

L'Italia, nel contesto europeo, è tra le nazioni che presenta i più bassi indici di diffusione dell'obesità tra gli adulti. Ma il fenomeno è in crescita anche nella Penisola. E riguarda un numero sempre maggiore di bambini, che due volte su tre – dicono le statistiche – sono destinati a mantenere la condizione di obesità anche in età adulta. Il numero degli obesi tra la popolazione dai 18 anni in su ha raggiunto, secondo l'Istat, la ragguardevole cifra di 4 milioni e 700mila individui, in base agli ultimi dati disponibili nei prospetti ufficiali, sfiorando in termini relativi un'incidenza di circa il 10 per cento.

A un obeso ogni dieci adulti residenti in Italia si aggiungono inoltre, sul territorio nazionale, più di tre soggetti in condizioni di sovrappeso. Si tratta di un fenomeno, come evidenziato dall'Istituto nazionale di statistica, che riguarda in particolare le regioni del Mezzogiorno e gli strati meno istruiti della popolazione italiana. La stretta correlazione esistente tra basso livello di istruzione ed eccesso ponderale è documentata, infatti, da una percentuale di obesi che si attesta attorno al 5% tra gli individui con titolo di studio medio-alto, ma che triplica, rasentando il 16% di quota, tra le persone che hanno conseguito al massimo la licenza elementare.

In Europa l'Italia si colloca nella parte bassa della graduatoria, mantenendosi, nel più ampio contesto dei paesi occidentali, a parecchie spanne di distanza dagli Usa, dove si stima che oltre il 30% delle popolazione sia in condizioni di obesità conclamata. Da rilevare che la dimensione del problema Oltreatlantico è doppia rispetto alla media europea, ma il numero di obesi in Europa sta crescendo in questi anni a un ritmo più accelerato.

Nel Vecchio continente, in base ai dati dell'Ocse, il fenomeno raggiunge dimensioni di rilievo soprattutto nel Regno Unito (23% della popolazione adulta) e in Grecia, dove la percentuale di obesi sfiora il 22%. Un problema che riguarda da vicino anche diversi paesi dell'Est europeo, con ben tre nazioni, nella lista delle prime sei, che appartengono a quest'area. Si tratta nell'ordine di Ungheria, Slovacchia e Repubblica Ceca.

La percentuale di obesi appare sensibilmente più alta rispetto a quella italiana anche in nazioni geograficamente più vicine, come Spagna e Germania, dove la stessa incidenza si attesta intorno al 13 per cento. In Francia, con il 9,5%, la situazione è invece grossomodo analoga a quella italiana, in un contesto europeo che assegna però il ruolo di nazioni più virtuose, in fatto di obesità, a Svizzera e Norvegia, dove per entrambe il fenomeno riguarda circa l'8% della popolazione adulta residente.

Tornando agli aspetti di casa nostra, l'incremento dell'obesità sperimentato nell'ultimo lustro (+9%) è ascrivibile - secondo l'Istat - soprattutto all'aumento registrato nella popolazione maschile, in particolare tra i giovani adulti di 25-44 anni e tra i soggetti più anziani. Si calcola che il fenomeno colpisca attualmente il 10,5% dei maschi e il 9,1% delle femmine.

Esiste inoltre una correlazione diretta con l'età. Al crescere degli anni la quota dei soggetti con eccesso di peso corporeo tende ad aumentare. Sono il 2,1% gli obesi appartenenti alla classe di età fra i 18 e i 24 anni e il 15,6% (l'incidenza massima) quelli ricadenti nella fascia fra i 65 e i 74 anni.

Nello spaccato territoriale, il 9,8% indicato dall'Istat nella media nazionale incorpora punte del 13% della Basilicata, la regione italiana in assoluto con la più alta incidenza di obesi tra la popolazione adulta, e di oltre l'11% in Sicilia e Campana, e l'11% tondo della Puglia. Nel nord Italia l'unica regione con un'incidenza a doppia cifra è l'Emilia Romagna, al 10,6% di quota. Sotto la media nazionale si posizionano invece tutte le altre regioni settentrionali e gran parte di quelle centrali, ad eccezione dell'Abruzzo. Con la percentuale più bassa di obesi appannaggio del “morigerato” Piemonte (l'8,2% degli adulti residenti), seguito dalla Val d'Aosta e dalla provinciCa di Bolzano.

Preoccupanti i dati di proiezione su scala europea. Negli ultimi vent'anni, secondo l'Organizzazione mondiale della sanità, il tasso di obesità è triplicato. Se non verrà adottata alcuna misura per tamponare il fenomeno, si prevede che in Europa entro il 2010 la patologia interesserà 150 milioni di adulti e ben 15 milioni di bambini. Le conseguenze di questa crescita incontrollata appaiono particolarmente significative anche sotto il profilo economico.

Secondo le stime pubblicate nel Libro verde della Commissione europea sulle diete sane e l'attività fisica, nella Ue circa il 7% dei costi sanitari sarebbe infatti riconducibile all'obesità. Una cifra che negli Usa ha raggiunto i 75 miliardi di dollari, con l'obeso che ogni anno sostiene in media spese mediche superiori del 37% rispetto a quelle di un normopeso.

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