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Food for sustainable growth

La concentrazione di CO2 si combatte anche a tavola

di Eva Alessi e Gianfranco Bologna
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L'alterazione della composizione chimica dell'atmosfera riconducibile al l'impatto umano dovuto al l'utilizzo dei combustibili fossili, alla deforestazione e alle trasformazioni nell'uso del suolo, preoccupa profondamente l'intera comunità scientifica e, ormai, i governi di tutto il mondo.

Oggi la concentrazione di anidride carbonica (CO2) nell'atmosfera ha raggiunto le 387 parti per milione (ppm) che, come dimostrano le più avanzate ricerche scientifiche, è di sicuro la più alta degli ultimi 800mila anni e, con ogni probabilità, degli ultimi 20 milioni di anni. Buona parte della comunità scientifica internazionale indica come «confine planetario», cioè come limite che non dovrebbe essere sorpassato per gli effetti profondamente negativi che potrebbero verificarsi per le nostre società, quello di 350. Questo limite è stato oggetto in tutto il mondo di un'intera giornata di iniziative pubbliche di sensibilizzazione che ha avuto luogo sabato 24 ottobre, in occasione della Giornata internazionale del clima.

Il Wwf, tenendo conto del fatto che i sistemi naturali sono sottoposti alla crescente pressione umana a un livello tale da inficiare le loro capacità rigenerative e assimilative, ritiene che sia ormai fondamentale rendere operativa l'equazione che dovrebbe caratterizzare l'impegno politico ed economico di questo nuovo secolo: un essere umano = una quota di natura a disposizione. Questa equazione viene ritenuta la vera sfida della sostenibilità. Ovviamente è anche una grande sfida della politica, del diritto e della diplomazia internazionale.

Cercando di mettere i limiti ecologici al centro dei processi decisionali, il Wwf opera per porre fine al sovrasfruttamento dei sistemi naturali e, per creare società in cui tutte le persone possano vivere bene, entro i limiti biofisici del nostro pianeta. Pertanto il Wwf ha avviato un percorso di coinvolgimento dei vari attori sociali (cittadini, imprese, istituzioni) per analizzare la propria "impronta", il proprio "peso" sulla natura e cercare di avviare soluzioni concrete al fine di rendere meno insostenibile questa "impronta". Dobbiamo infatti essere sempre più consapevoli che ogni prodotto e ogni filiera di produzione, trascinano con sé un vero e proprio "zaino ecologico" di energia e di risorse consumate e di inquinanti prodotti, che non vediamo e che non sono mai resi palesi al momento dell'acquisto.

A questo scopo il Wwf ha realizzato sul suo sito www.improntawwf.it un calcolatore che pesa l'impronta di carbonio individuale analizzando i settori del vivere quotidiano: l'abitazione, i mezzi di trasporto, l'alimentazione, i servizi e lancerà prossimamente un «carrello della spesa virtuale» tutto dedicato al l'alimentazione. Un recente studio realizzato dall'equipe del professor Riccardo Valentini, biofisico e responsabile del Laboratorio di ecologia forestale all'Università della Tuscia di Viterbo, ha dimostrato come complessivamente l'Italia abbia un bilancio di emissioni di gas serra pari a 553 milioni di tonnellate di CO2eq per l'anno 2007, di cui il settore agroalimentare contribuisce per circa il 19% (quasi 104 milioni di tonnellate di CO2eq). Il cittadino italiano medio per le sue necessità alimentari contribuisce con 1.778 kg CO2eq l'anno al bilancio delle emissioni nazionali.

La produzione in serra di 1 kg di pomodori rilascia 3,5 kg di CO2eq, rispetto a meno di 0,05 kg della stessa quantità di pomodori prodotta in un campo, una differenza di ben 70 volte. Senza contare che il trasporto aereo di prodotti alimentari (fragole, mele, pomodori, asparagi, zucchine eccetera) da un capo all'altro del pianeta può generare circa 1.700 volte più emissioni di CO2 che un trasporto in camion per 50 km. Fino ad alcuni decenni fa, gli alimenti percorrevano brevi tragitti per andare dal produttore al consumatore; oggi, invece, attraversano oceani e continenti. Le stime attuali mostrano come il 98% della produzione agricola fresca italiana sia trasportata a una distanza superiore a 50 km dal luogo di produzione.

L'aumentata mobilità delle merci presenta il suo "zaino ecologico" con un drastico incremento delle emissioni di CO2, oltre che di altri inquinanti. Un chilogrammo di kiwi che arriva dalla Nuova Zelanda percorre circa 18mila km ed emette circa 25 kg di CO2, 1 kg di pesche dal l'Argentina percorre oltre 12mila km ed emette circa 16 kg di CO2. Finalmente sta cominciando a diffondersi il concetto di «cibo a chilometro zero» per sottolineare quanto sia prioritario consumare prodotti di zona e di stagione. E ancora, è importante prediligere prodotti a imballaggio ridotto. Un'altra voce elevata dal punto di vista del l'impatto ambientale è proprio il packaging degli alimenti stimato essere equivalente a 225 kg CO2 pro capite l'anno, soprattutto per alcuni prodotti e per le bevande alcoliche o analcoliche imbottigliate.

È fondamentale dal punto di vista ecologico imparare a mangiare meno carne. Il settore della produzione zootecnica è causa del 18% delle emissioni totali di gas serra dovute alle attività umane, una percentuale simile a quella dell'industria e molto maggiore di quella dell'intero settore dei trasporti (che ammonta a un 13,5%). Certamente qualsiasi alimento che consumiamo, comprese frutta e verdura, implica dei costi ambientali, ma questi costi per la produzione di vegetali sono molto inferiori a quelli della produzione di carne e altri alimenti animali.

Si può fare la differenza scegliendo di mangiare meno proteine animali: a una bistecca di carne di bovino di 250 g è associata l'emissione di quasi 3,4 kg di CO2, l'equivalente di un'automobile di cilindrata medio-grande che percorre 16 km. La produzione dello stesso quantitativo di patate provoca l'emissione di circa 0,06 kg di CO2, ben 57 volte inferiore a quella della bistecca. Sostituire anche un solo pasto a settimana a base di carne con un piatto tipico della dieta mediterranea fa risparmiare 180 kg di CO2 l'anno. Infatti un pasto a base di pasta condita con olio di oliva, pomodoro fresco e parmigiano provoca l'emissione di 0,45 kg di CO2, mentre un pasto a base di bistecca di manzo e contorno di verdura fuori stagione, condita con 2 cucchiai di olio di oliva provoca l'emissione di 4 kg di CO2.

L'obiettivo del Wwf per contrastare i cambiamenti climatici in atto, seguendo le indicazioni della comunità scientifica, è quello di raggiungere entro il 2050 il valore di emissione di 2 tonnellate pro capite di CO2eq l'anno. Si tratta della nostra quota di natura di emissioni di CO2 che, in ossequio al principio di equità, deve valere per ogni essere umano. Tale obiettivo è raggiungibile attraverso un insieme di azioni che riguardano tanto lo stile di vita dell'individuo, quanto l'efficienza e l'efficacia dei sistemi produttivi e industriali che hanno enormi potenzialità di miglioramento delle loro prestazioni.

Eva Alessi è biologa e responsabile del Programma sostenibilità del Wwf Italia; Gianfranco Bologna è direttore scientifico del Wwf Italia

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